cosa è un  MONUMENTO VIVO ?
Il termine lo abbiamo inventato e subito adottato come slogan  per il FESTIVAL 2013, per indicare  un edificio, una costruzione (antica oppure moderna; se è un monumento storico tanto meglio ...) le cui caratteristiche architettoniche permettono ai rondoni di nidificare (ma magari offre anche rifugio anche a chirotteri, gechi, piccoli passeriformi, falene, vanesse ...).  Lo abbiamo proposto anche al GdC di ORNITHO.IT che lo appoggia con  la <atlasnews> del 24 maggio su  www.ornitho.it  un MONUMENTO VIVO deve essere ovviamente la parte fondamentale di ogni evento del  FESTIVAL DEI RONDONI-SWIFTS & FUN 2016.  Qui sotto trovi il PRIMO che abbiamo <proclamato> e qualche altro esempio clamoroso. Ma su ORNITHO.IT potrai trovare tanti altri casi. Per trovarli devi registrati come segnalatore e quindi potrai accedere alle gallerie fotografiche per specie: vedrai che per quelle che usano in colonie gli edifici (rondoni, taccole, ... chirotteri, rettili)  a volte troverai non immagini degli animali ma degli edifici che ospitano quelle segnalazioni e quelli sono i MONUMENTI VIVI (nelle note troverai info sulle specie principali e correlate).  Ma dal 30 aprile 2016 abbiamo una novità !! I MONUMENTI VIVI debuttano come associazione e con un marchio registrati: stiamo definendo  in questi giorni un protocollo  condiviso con altri gruppi specialistici (chirotteri ad es.) per formalizzare una  procedura di (auto)certificazione che possa permettere non solo di identificare e descrivere nei dettagli faunistici e architettonici il singolo <monumento vivo> ma anche di fornire garanzie pubbliche sul grado di sicurezza assicurato attivamente agli animali.  La <Associazione Monumenti vivi>  ha un suo sito web (molto) tecnico ed un suo logo. Eccoli:​ 
​​​Il primo MONUMENTO VIVO indicato da noi pubblicamente come tale è stato il CASTELLO di Torino, la cui Piazza è stata scelta per lo swifts walk del 29 Giugno 2013, pomeriggio, dai convenuti al Seminario di Carmagnola (TO).
 Le mura medievali del Castello sono costellate di centinaia di buche pontaie che ospitano centinaia e centinaia di Apus pallidus , un centinaio di Apus apus mentre sui tetti nidifica una decina di Tachimarptis melba. Puoi capire l'emozione di chi si è ritrovato quel pomeriggio per la prima volta in quella piazza guardando il video della pagina <Foto+Video>. La Direzione del Museo Civico, dopo la nostra visita collettiva ha deciso di adottare la mega-colonia, la tutela e la promuove con apposite bacheche.
1 - CASTELLO, Torino  (parte medievale di Palazzo Madama)
2 - PALAZZO FARNESE, Piacenza
Con circa 600 buche solo in questa facciata, il Palazzo può essere uno spettacolo affascinante se alla bella giornata e alle decine e decine di rondoni comuni (nel 2013: c'era anche almeno  1 pallido) può capitare di vedere uno dei 2-3 gheppi adulti affacciati a una delle nicchie più grandi che usano come nidi. Il 30 giugno 2013 effettuato uno swifts walk con gli amici Martine, Philippe, Ulrich, Bernard e Marcel; questi ultimi hanno citato il Palazzo tra i mirabilia rondoneschi italiani nel loro recentissimo Genton & Jacquat, 2014.​
3 - TORRE CASTELLARO, Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina (Guiglia, MO)
Edificata nel XV secolo su una base di origine altomedievale, ha ben presto perso la sua funzione militare trasformandosi in una delle tante <colombaje a rondoni> della zona. Si trova esattamente all'incrocio tra via del Partigiano e la strada che porta al borgo sotto i Sassi.  I nidi artificiali per i rondoni sono stati inseriti nella costruzione in tre diverse fasi che verosimilmente coprono forse 5 secoli. In totale sono oltre 240 ma quelli riadattati molto meno, causa problemi strutturali. Al 3° piano sono le camere nidificatorie più antiche, realizzate all'interno del muro durante l'innalzamanto della torre;  al secondo piano si trovano quelle realizzate nel tamponament di porta e finestre e sono anche queste incassate nel muro. Infine i nidi più recenti sono quelli realizzati agli inizi dell'800, nel solaio, e sono del tipo a scaffale, in mattoni mentre tutta la torre fino a questo livello è stata inalzata con blocchi di pietra squadrata. La torre è stata concessa dalla Fam. Ferrrari  per 20 anni in comodato al dirigente del Servizio Provinciale Caccia e Pesca che ne ha riattivato i nidi dopo decenni di oblio; dal 2006 il bel Castellaro è in gestione del Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina che vi continua attività di inanellamento e studio. Nel 2016la colonia di rondoni comuni totalizza ben 81 coppie (51 nel 2014).
Un Vero MONUMENTO VIVO: oltre ai rondoni i nidi ospitano frequentemente  anche cinciallegre, codirosso, picchio muratore, storno. Altre specie animali ospitate: chirotteri verosimilmente Pipistrellus sp. nel sottotetto, ferro di cavallo minore nelle stanze inferiori, cinvetta sotto i coppi, falene e vanesse vi svernano regoramente. A volte presente anche il ghiro. Per saperne di più: torri rondonare. Clikka sulla immagine per ingrandirla
4 - RONDONARA del Borgo Vecchio, Carmagnola (TO)
Infos tratte da:
Maresita Tagini Brandino
​Almanacco carmagnolese 1998 


​​Bellissima realizzazione in stile eclettico, edificata in tre riprese tra fine ‘800 e inizio ‘900, dal geniale proprietario, un veterinario buiatra che festeggiava ogni rielezione del suo parlamentare preferito innalzando di un modulo la torre.
Oltre che particolare, anzi bella!, ​​ questa <torre rondonara> in stile eclettico, è forse anche la più grande del Paese dato che totalizza circa 1000 (mille!) nidi artificiali specifici per i rondoni. Benché priva di manutenzione è tuttora occupata da una piccola colonia di rondoni comuni, in un centro storico peraltro dominato dai rondoni pallidi.  Per saperne di più: torri rondonare


Qui una foto scattata (
M. Ferri , 29 giugno 2014, Festival del 2014) con un gruppo di <sfioratori> (bangers, seekers) interessati ai nidi occupati ancora da una piccola colonia.

clikka sulla immagine per ingrandirla 
5 - TORRE RONDONARA DEL SAVI, Canevara, Massa (MS)       .... per LUOGO DEL CUORE 2018 DEL F.A.I.
votala e falla votare LUOGO DEL CUORE 2018 del F.A.I. su https://www.fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/i-luoghi-del-cuore/ , cerca TORRE RONDONARA DEL SAVI

​A cura di
MAURO FERRI (Associazione Monumenti Vivi)
NINO GIANNONI (FAI, Gruppo di Massa)
(diritti riservati.  Questa scheda costituisce il sunto di indagini e ricerche personali, in corso di stampa. Per esigenze di citazione o approfondimento contattare: rondonecomune@gmail.com) 
Questa "torre rondonara", meglio nota tra i residenti di Canevara (MS) come la "Casa degli uccelli", è dettagliatamente descritta da Paolo Savi nella sua "Ornitologia Toscana" (1827). L'edificio è verosimilmente della metà del XVII secolo e si trova ancora come la descrisse il Savi, isolato, sopra una roccia sovrastante il torrente Frigido. Non è identificabile con un indirizzo perchè è fuori dal borgo e soprattutto non è accessibile né può essere visitata  da estranei perchè è di proprietà privata ed inoltre il sentiero di accesso parte da una pertinenza privata. E' però benosservabile ad occhio nudo stando sulla strada carozzabile all'altezza  ponte storico di accesso al borgo e sono facilmente riconoscibili i suoi circa 150 fori di accesso per i rondoni ricavati sulle tre pareti libere. La costruzione è di modesta altezza (due piani), su pianta quadrangolare di 4/5 m X 4/5 m. E' nello stato originario, senza superfetazioni. in buono stato. I proprietari hanno fatto un intervento di messa in sicurezza (2016-2017), con consolidamento della base e del tetto e sostituzione delle travi del primo piano. Particolarità architettoniche: intonaco originale di colore biancastro uniforme, con graffiti imitanti il contorno delle pietre angolari. Senza segni cromatici. Esempio umile ma ottimamente conservato degli edifici che caratterizzavano Massa Picta. Comignolo originale o forse settecentesco. Camino rifatto posteriormente, "a porta aperta" con base, pilastri e architrave in marmo e con iscrizione "1860".
DESTINAZIONE USO: torre "rondonara", testimoniata da circa 150 nidi artificiali per rondoni risalenti agli anni della costruzione. I nidi artificiali sono di fattura tipica del ‘600-’700, ottenuti disponendo a quinconce le pietre dei muri, rifinendo a calce i fori esterni di accesso per renderli di sezione cilindrica ma lasciando quadrangolari le aperture interne di controllo, chiuse con tappi sommariamente cubici, di legno.
TESTIMONIANZE: la torre è descritta dal celeberrimo geologo e zoologo Paolo Savi nel suo ORNITOLOGIA TOSCANA, Vol. I, 1827 che puntualizza la esclusiva destinazione d’uso, allora comune in Toscana ed altre regioni italiane, dove si costruivano "rondonare" (e passerère) per far nidificare i rondoni e prelevarne i pulli per uso alimentare. Savi cita però specifiche modalità sostenibili di sfruttamento, ben note per altre parti del Paese ma solo da lui documentate e puntualizzate. La nota di Savi è inoltre ripresa in modo dettagliato da McPerson nella sua "History of fowling" (1897). Lo stato di conservazione e le note descrittive dei sue Autori rendono unico questo edificio, che è particolarmente prezioso anche perché facilmente ripristinabile anche a livello funzionale, per reinsediare una colonia e realizzando un vero "monumento vivo" rappresentativo delle centinaia di rondonare sparse nel Centro Nord e purtroppo quasi ovunque in rovina. Questa torre condivide con una "colombaja a rondoni" il privilegio di essere le due uniche rondonare, ambedue ancora ben conservate, citate da illustri zoologi del XVIII secolo. L'altra si trova nel modenese ed è l'unica indicata in modo inequivocabile da Lazzaro Spallanzani (1797) fra le tante da lui utilizzate per studiare i rondoni dal vivo e lasciarci decine di pagine monografiche su di loro.
LE ALTRE RONDONARE DEL BORGO: nei secoli successivi alla sua edificazione e durante il suo lungo utilizzo (pare fino al periodo tra le due Guerre), la torre “del Savi” è stata visibilmente imitata dai borghigiani che via via si sono insediati a Canevara, e che hanno inserito in molti edifici nidi artificiali di analoga fattura, in pareti di stanze, solai ed abbaini ma anche con alcuni casi di strutture più complesse, e parecchie di queste sopravvivono, anche nel campanile della chiesa, e al pari della torre del Savi sono facilmente individuabili da chi si posizioni sul ponte di accesso alla borgata e si guardi attorno. Scheda e bibliografia, info: rondonecomune@gmail.com
PROPOSTA: ​registrare la torricella tra i <Luoghi del cuore> del FAI del 2018, promuovere la sua votazione e metterla in evidenza per un sostegno del FAI ai fini di ripristino funzionale dei 150 nidi artificiali seicenteschi per rondonie promuiovere l'adesione di altri proprietari di case del borgo con analoghi nidi artificiali. Alcune strutture ospitabno ancora coppie (Ferri oss. 2016, 2017; GIannoni oss. 2017)     
RINGRAZIAMENTI: a Marilia Cornali e a Lavinia Stanila di Massa, per le loro preziose indicazioni.
NOTE
Durante una specifica riunione al FAI della Toscana, dagli autori è stata consegnata una scheda propositiva, con materiale iconografico e informazioni utili circa le esigenze economiche dei proprietari, le modalità per contattarli e una linea guida per la rimessa in funzione dei nidi
dr. Mauro Ferri, Modena
ing. Nino Giannoni, Massa
NOVITA'
​settembre 2018:
​1 - Torre rondonara del Savi
             e
2 - Torre Calafuria​​
 
​​- SCORRERE LA PAGINA​ -
6 - TORRE DI CALAFURIA, Calafuria, Livorno      ... per LUOGO DEL CUORE 2018 del F.A.I.
votala e falla votare LUOGO DEL CUORE 2018 del F.A.I. su https://www.fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/i-luoghi-del-cuore/ cerca TORRE DI CALAFURIA

​La Torre di Calafuria monumento storico, paesaggistico e ornitologico da salvare.

a cura di Giorgio Paesani

La Torre di Calafuria come monumento storico e paesaggistico.
La Torre fu costruita (forse su struttura preesistente) intorno al XVI secolo come parte di una rete di torri di avvistamento poste a difesa della costa e del traffico marittimo commerciale. Si trova lungo la Via Aurelia a pochi chilometri dall’abitato di Antignano, a sud di Livorno.
Alta circa dieci metri, a pianta quadrata, originariamente era associata ad una casermetta andata distrutta “sacrificata” all’allargamento della Via Aurelia. L’interno è strutturato su tre livelli accessibile tramite una stretta scala molto caratteristica. Il panorama dalla cima della Torre è mozzafiato; nelle giornate limpide sono visibili le isole dell’Arcipelago Toscano e la Corsica, il mare adiacente è ricco di vita e frequentato proprio per questo da numerosi subacquei, appena al largo non è difficile osservare (spesso direttamente dalla torre) un gruppo di delfini (Tursiopi) residente.
La Torre di Calafuria monumento ornitologico.
Nel 2000 è stata accertata l’esistenza di una colonia di Rondone pallido (Apus pallidus) nelle arcate che sorreggono il ballatoio della Torre di Calafuria, in quel momento fu anche accertata l’unicità di quella colonia, nella quale i nidi non erano appoggiati e costruiti su un piano solido, ma letteralmente incollati alla parete (vedi foto, di G.Paesani). Fino ad ora non è stata scoperta una colonia con una tipologia di nidificazione simile.
Il Rondone pallido è una specie affine al rondone comune ma assai più raro e localizzato, meno legato alla presenza umana e la cui biologia resta ancora in gran parte da esplorare.
Nell’inverno dello stesso anno fu registrato anche lo svernamento di un piccolo gruppo di rondoni pallidi, fu il primo caso registrato in Europa, e negli anni successivi lo svernamento si è ripetuto sporadicamente.
Il “caso” della Torre di Calafuria ha trovato ampio rilevo durante il terzo International Swift Conference di Cambridge 2014 e, soprattutto, durante il quarto International Swift Conference di Szczecin 2016. Su di essa e sulla colonia che ospita sono stati scritti numerosi articoli scientifici e divulgativi.
La Torre di Calafuria in stato di abbandono
La situazione attuale di abbandono delle Torre di Calafuria desta notevoli preoccupazioni. Il tetto mostra segni di cedimento e la caduta di materiale da esso ha determinato la transennatura del perimetro della torre. Dopo questo primo intervento, però, non ne sono seguiti altri. Nel mentre la torre, precedentemente utilizzata dal pittore Alberto Fremura, è stata definitivamente chiusa e mai più frequentata (se non da vandali).
La mancata manutenzione del tetto sta sicuramente provocando infiltrazioni di acqua con effetti che, a medio termine, possono compromettere la stabilità stessa del monumento.
Inoltre la perdita di impermeabilizzazione delle camminamento del ballatoio finirà inevitabilmente per minarne la stabilità e per provocarne il crollo anche solo parziale, questo determinerebbe l’abbandono e la perdita definitiva della colonia di Rondone pallido che, vale la pena di ricordare, è unica al mondo per caratteristiche, tipologia e localizzazione.
Riteniamo pertanto necessario e urgente un intervento perlomeno di manutenzione straordinaria del tetto e della impermeabilizzazione del camminamento, oltre che una verifica di eventuali problematiche insorte in questi anni di effettivo abbandono.
La Torre di Calafuria potrebbe essere un punto di attrazione storico, artistico, naturalistico e paesaggistico, potendo ospitare (come avvenuto in passato) artisti, ricercatori e naturalisti. Vista la facilità di accesso sarebbe facilmente visitabile dal pubblico e al suo interno potrebbero essere posizionati pannelli informativi sulla colonia di Rondone pallido o anche schermi collegati tramite videocamera alle cavità di nidificazione permettendo di seguire “in diretta” la vita della colonia stessa.
Ma se non si interviene rapidamente tutto sarà perso; l’esistente e le possibilità future.
Pertanto Vi chiediamo di partecipare, c al salvataggio di questa ricchezza che non è solo locale e nemmeno nazionale: votala e falla votare
QUI DI SEGUITO N. 6 DEGLI OLTRE 100 CASI GIA' CATALOGATI